03 Lug La Corte Suprema USA mette fine alla cause legali contro Bayer per il glifosato
Un cavillo giuridico metterà potenzialmente al sicuro la Bayer da un gigantesco numero di cause. Si tratta della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che a larga maggioranza ha respinto una sentenza e, in cascata, un gran numero di querelanti che hanno intentato cause analoghe contro la multinazionale che nel 2018 ha acquisito Monsanto e, con essa, il suo prodotto di punta Roundup, a base di glifosato.
La vicenda si inserisce così nella lunga disputa che coinvolge la sostanza, da anni al centro dell’attenzione del dibattito scientifico e di quello delle organizzazioni internazionali che si occupano di salute pubblica. Il diserbante non selettivo è infatti classificato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro tra le sostanza probabilmente cancerogene: sostanze per le quali ci sono prove limitate di cancerogenicità negli esseri umani, ma conferme più significative nei test con gli animali. Tuttavia l’uso del glifosato è ammesso quasi ovunque, seppure con limitazioni diverse nei vari stati. In molti casi è stato dimostrato come le ricerche scientifiche pubblicate a difesa del prodotto della Bayer fossero basate solo su dati forniti dalla stessa azienda, con un evidente bias scientifico.
La questione sulla quale si è espressa la Corte Suprema non è però relativa alla sicurezza o meno del prodotto, ma all’assenza di indicazioni sulla confezione di diciture che menzionassero esplicitamente il rischio oncologico. In particolare il caso era quello sollevato da un cittadino del Missouri, John Durnell, che aveva usato per anni il prodotto Monsanto/Bayer e si era ammalato di linfoma non Hodgkin. Durnell aveva sostenuto di non essere mai stato al corrente dei rischi, non essendo specificato sulla confezione, e di non essersi protetto a causa di ciò. Una prima sentenza statale nel 2023 gli aveva dato ragione, riconoscendogli un risarcimento di oltre 1 milione di dollari, poiché Ma l’azienda aveva fatto ricorso, adducendo il fatto che le leggi federali statunitensi avessero precedenza su quelle statali.
L’argomentazione sulla cui base la Corte Suprema ha posato la sua scelta si è basata infatti sul fatto che l’EPA (Environmental Protection Agency), organismo federale, non ha mai considerato il glifosato cancerogeno. Di conseguenza si è deciso che non sussiste per Bayer alcun obbligo di evidenziare in etichetta alcuna cautela.
La sentenza – che coinvolge appunto cause analoghe basate sull’etichetta – non impedirà altre azioni legali di diversa impostazione, ma intanto rappresenta un precedente per molti altri casi analoghi.
Esistono però anche altri risvolti, di natura politica. L’attuale Segretario alla Salute degli USA, Robert Kennedy, ha infatti da sempre rappresentato il cosiddetto movimento MAHA (Make America Healthy Again), promettendo ai suoi elettori di combattere le sostanze nocive. Nel suo ruolo di avvocato, ha in passato anche rappresentato un altro ricorrente contro Monsanto, DeWayne Johnson, anche lui ammalatosi di linfoma.
Ma una volta giunto al potere e divenuto membro del governo Trump si è mostrato succube ai voleri del Presidente, che ha addirittura etichettato il glifosato come sostanza strategicamente fondamentale per la sicurezza degli americani. Come su altri fronti (vedasi la politica internazionale e la guerra con l’Iran), il governo Trump mostra ancora una volta di deludere la sua stessa base elettorale. Con le elezioni di mid term che si avvicinano anche questa vicenda rischia così di trasformarsi in un boomerang per il governo Trump.