19 Gen Il mondo (alimentare) all’incontrario
Le nuove linee guida alimentari dell’amministrazione americana e il loro messaggio spiazzante
E ora immaginate quale possa essere la soluzione che l’amministrazione di quella città prospetti. Per quanti sforzi facciate, per quanto creativi siate, nessuno potrebbe figurarsi che la risposta sia… alzare i limiti di velocità.
Eppure è quanto è appena successo negli Stati Uniti, un posto dove ormai la fantasia avvilisce la realtà. E dove soprattutto sembra che la scienza sia destinata a giocare un ruolo di scarso rilievo.
In realtà non stiamo parlando di veicoli e di circolazione stradale. Stiamo parlando della edizione del 2026 delle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030, le linee guida nutrizionali espresse ogni 5 anni dal governo americano e redatte dall’United States Department of Agricolture (il Dipartimento per l’agricoltura statunitense), questa volta con una prefazione firmata da Brooke L. Rollins, segretario del dipartimento, e da Robert F. Kennedy Jr., segretario del dipartimento della salute.
I concetti espressi sono semplici “Make America Health Again”. Perché l’America (ma più esattamente gli Stati Uniti) è malata, ammettono loro: “spendiamo troppo per curarci e le malattie che abbiamo sono conseguenza della nostra dieta. Il 70% degli americani adulti sono sovrappeso o obesi. Non si può andare avanti così. Basta!”.
Da qui la rivoluzione: cibo sano e vero. Eat Real Food! È lo slogan della campagna. Mangiate cibo vero. Basta con le chiacchere scientifiche, torniamo al buon senso.
Basta dare un occhio alla copertina per capire però che quel buon senso segue logiche che tanto logiche non sono. Perché prende la piramide alimentare, un concetto nato proprio negli Stati Uniti nel 1992, e la ribalta, con una provocazione anche grafica che tende a dire che tutto quello che vi hanno detto e a cui avete creduto sin qui è sbagliato. E così mentre prima alla base erano frutta e verdura, alimenti integrali, riso e pasta, salendo via via sino al pesce e alle carni magre per arrivare in cima agli alimenti più nocivi, il nuovo pensiero dice di dare le priorità alle proteine, ad ogni pasto (Prioritize Protein Foods at Every Meal!), carni rosse incluse. Sotto anche con i latticini, poi sì, ok anche frutta e verdura e grassi, quelli buoni.
Il pensiero alla base di questa rivoluzione, un vero e proprio capovolgimento, è che le precedenti indicazioni semplicemente non hanno funzionato, producendo i risultati disastrosi che Kennedy e Rollins lamentano. Non si fa però menzione del fatto che non hanno funzionato semplicemente perché non sono state seguite (e qui ritornare con la mente all’esempio dei limiti di velocità non rispettati può servire). E se certo la raccomandazione di astenersi dai cibi processati aiuta, l’accento dato alle fonti proteiche (si parla di un valore guida di 1.2 -1.6 grammi per kg di peso corporeo al giorno, dal 50% al 100% in più rispetto ai valori precedenti) mostra una grave lacuna, anche in considerazione del fatto che non si fa particolare distinzione sulla qualità delle fonti proteiche stesse.
Le indicazioni contenute nel rapporto USDA – limitare il consumo di alcool (ma senza dare quantità precise e in sostanza minimizzandone i pericoli), consumare più carne e latticini, aumentare la quota proteica (ma davvero gli americani ne hanno bisogno?), ridurre i carboidrati e assumere più “grassi salubri (di origine animale) – sembrano davvero un ammiccamento all’agrobusiness nazionale, che certamente non ha risparmiato nessuna pressione, un cedimento alle lobby, un insulto al progresso e alla scienza.
La comunità scientifica internazionale si è sollevata. Ciò che prima era al vertice della piramide come le carni rosse (e quindi indicato come consumo occasionale) è ora posto alla base delle raccomandazioni americane (con un messaggio visivo per altro spiazzante e contro-intuitivo). I grassi sono diventati salutari, con buona pace del rischio cardiovascolare, e non vi è alcune considerazione sulla potenziale cancerogenicità delle carni rosse (a questo proposito serve ricordare che l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro le cita esplicitamente come probabili agenti cancerogeni).
Di studi – seri, qualificati e fondati – sulla validità della dieta mediterranea se ne trovano ovunque: le evidenze scientifiche non mentono al riguardo. Ma qui sembra appunto che più che alla scienza si sia guardato alla politica e all’economia: un occhio di riguardo per esempio ai produttori di carne americani.
Ma non basta. Perché oggi sappiamo bene che la produzione alimentare deve seguire due criteri. Oltre che guardare alla salute dell’uomo deve anche guardare a quella dell’ambiente. Accanto alla nutrizione corretta sta anche la sostenibilità. Ma nelle considerazioni del governo americano – sappiamo anche questo – ciò non conta. La crisi climatica è un’invenzione e l’impatto sul clima degli allevamenti animali non è un fattore da valutare.
Una risposta in questo senso viene dalla Doppia Piramide della Salute e del Clima, proposta dal Barilla center for Food & Nutrition (BCFN) in collaborazione con il Gruppo di ricerca su nutrizione, diabete e metabolismo dell’Università degli studi di Napoli, dove si verifica la corrispondenza reale tra la salute alimentare e quella del clima globale.
La considerazione finale non può che essere ancora una volta quella di ascoltare ciò che la scienza – quella libera e rigorosa – ci dice. Un esempio ve lo abbiamo dato giusto pochi mesi fa.
Nella consapevolezza, fondata e rigorosa, che che consumare verdura e fretta fresca fa bene. E che se quella frutta e quella verdura sono coltivate biologicamente il benessere si amplifica e si estende all’intera comunità e all’ambiente.